In occasione della seconda edizione del ciclo di incontri letterari della SCC, “mentre una voce chiamava un’altra voce”, Valerio Magrelli ha ripercorso le tappe fondamentali della sua opera. Ancorando il discorso alle immagini delle sue copertine, l’autore ha potuto indicare i suoi riferimenti letterari e artistici. Giunto alla scrittura anche grazie alle parole degli altri, Magrelli ha tematizzato la “metaletterarietà” del suo primo libro Ora serrata retinae (1980). A molti anni di distanza, durante i quali l’autore si è mosso tra prosa e poesia, la sua riflessione filosofica si è fatta via via più civile e, forse proprio per questo, il suo ultimo libro di poesie presenta un dialogo con Vittorio Sereni, un autore impegnato a fare i conti con la Storia e la coscienza civile: “Prima o poi scriverò, / un libro su di te: / Caro Vittorio, mio simil-Valerio, / che mormori qualcosa / a due passi da me.” (Exfanzia, 2022). Se la denuncia del corpo sociale malato tocca vari temi, dall’ostaggio della tecnica (Si riparano personal computer, in Disturbi del sistema binario, 2006) alla sacralità delle vittime (“Donne, paesaggio e infanzia, / tutto ciò che è indifeso, vulnerabile, / deve restare intatto,” in Il commissario Magrelli, 2018), il desiderio di Valerio Magrelli è quello di indagare i misfatti, denunciare i soprusi e rieducare al rispetto dell’altro. Di conseguenza, quando la conversazione ha toccato l’attualità bruciante del conflitto israelo-palestinese, Magrelli ha ricordato come l’arte possa diventare un simbolo di resistenza, anche a discapito della forma, come è accaduto con la poesia Liberté di Paul Éluard lanciata dagli aerei alleati sulla Francia occupata.
Questa seconda edizione del ciclo è stata organizzata con il Liceo di Locarno; si ringrazia in particolare Luca Mengoni per la preziosa collaborazione.